giovedì 13 ottobre 2011

ACERO - Phobos - la sanguinaria



Dal latino Acer, appuntito
Francese: Érable
Inglese: Maple
Tedesco: Ahorn
Greco: σφενδάμι (sfendámi)
Friulano: Áiar


Pianta dioica, l'acero fa parte delle aceraceae che comprendono circa 200 specie.
La foglia è di solito palmato-lobata con lungo picciolo.
Il fiore è generalmente ermafrodito ed è dotato di cinque petali, unito agli altri in una infiorescenza.
Il frutto è la disamara, frutto alato che pare abbia dato ispirazione a Leonardo Da Vinci per la costruzione della ali rotanti.
Alberi delle regioni temperate/emisfero nord o montano/tropicali.
Il primo acero fossile è stato trovato in Alaska e risale a circa 100 milioni di anni fa. Probabilmente ha origine asiatiche.
Il nome gli fu dato da Joseph Pitton de Tournefort (Aix-en-Provence 5 giugno 1656, Parigi 28 Dicembre 1708), botanico francese che, su ordine del re, partì alla ricerca di erbe nei Pirenei e, tra il 1700 e il 1702, nelle isole greche (Creta e Cicladi) dove tentò di ritrovare le piante descritte da Dioscoride. Esplorò anche Costantinopoli, Armenia e Georgia. Fu accompagnato nei suoi viaggi dal botanico Andreas Von Gundelsheimer e dal pittore Claude Aubriet (qui potete trovare alcuni disegni del pittore tratti dal libro Relation d'un voyage du Levant di Pitton che valgono la pena essere visti)

MITOLOGIA
A causa del colore rosso che assumono le foglie di alcune specie in autunno, l'acero è associato al sangue e quindi al funesto. Per tale motivo, nella mitologia greca è associato a Phobos, figlio di Ares e Afrodite, dio della paura (panico, fobia da fobos) che, assieme al fratello Demios ed Enio accompagnano il padre in guerra.
Più che un vero e proprio dio, è considerato una personificazione del terrore dato dalla guerra ed è quindi quasi ignorato nell'arte figurativa antica. Viene tuttavia citato come raffigurato nello scudo Agamennone

Omero, Iliade 11. 36 e segg: 
 "[Lo scudo di Agamennone:]Poi lo scudo imbracciò, che vario e bello e di facil maneggio tutto copre il combattente. Ha dieci fasce intorno di bronzo, e venti di forbito stagno. Candidissimi colmi, e un altro in mezzo di bruno acciaio. Su questo era scolpita, terribile gli sguardi, la Gorgone, con l'iscrizione a lato di Terrore e Paura"

In alcune traduzioni dello Scudo di Eracle di Esiodo

Hesiod, Shield of Heracles 139 ff : 
"[Among the images engraved on the shield of Herakles:] In the centre was Phobos (Fear) worked in adamant, unspeakable, staring backwards with eyes that glowed with fire. His mouth was full of teeth in a white row, fearful and daunting, and upon his grim brow hovered frightful Eris (Strife) who arrays the throng of men . . . Upon the shield Proioxis (Pursuit) and Palioxis (Flight) were wrought, and Homados (Tumult), and Phobos (Panic), and Androktasie (Slaughter). Eris (Strife) also, and Kydoimos (Uproar) were hurrying about, and deadly Ker (Fate)."

E rappresentato con la testa di leone, nell'arca di cedro di Cipselo, tiranno di Corinto e responsabile del rovesciamento del potere oligarchico dei Bacchiadi.

Se l'acero, quindi, risveglia il ricordo del sangue e quindi di Phobos, si po' fare anche un'altra interessante associazione legata a quest'albero.
La divinità preellenica Dafene, infatti, veniva chiamata la "rossa porpora" o la "sanguinaria". Essa era una dea madre con la testa di giumenta. Tale riferimento animale lo ritroviamo quando le sacerdotesse di Dafene, secondo Plutarco, vengono cacciate dalla Tessaglia, rifugiandosi a Creta dove adorano la dea sotto il nome di Pasifae. Quest'ultima, nella mitologia ellenica, è la moglie di Minosse. Poseidone per punire il re, fece innamorare Pasifae del toro che era stato inviato dal dio per essere a egli stesso sacrificato. La donna, per soddisfare il suo desiderio, quindi, si fece costruire da Dedalo guarda caso, proprio una giumenta e, guarda caso ancora, proprio con legno d'acero (Dall'atto sessuale nacque poi il famoso Minotauro).

Viene facile chiedersi, percio', se nell'antichità, in Tessaglia, non ci fosse un certo culto della dea associato all'acero prima che i Greci si appropriassero dei miti attraverso, in questo caso, la subordinazione di Dafene al dio Apollo.

Il sangue e il colore rosso ritornano come filo conduttore in alcune antiche tradizioni popolari europee. Si credeva, infatti, che i rametti d'acero scacciassero i pippistrelli, da sempre segno funesto in quanto incarnazione animale dei temuti vampiri (percio' succhiasangue). Si narra che persino le cicogne costruissero i loro nidi con rami d'acero per allontanare l'indesiderato chirottero.

Se, invece, ci soffermiamo sulle proprietà del legno, l'acero veniva e viene tutt'ora usato per la costruzione di strumenti musicali.
Una fiaba ungherese, ben spiega questa sua caratteristica: un acero nacque nel punto in cui una principessa fu uccisa e sepolta. Da quell'albero un pastore fabbricò un flauto. Apprestandosi a suonarlo, scoprì che lo strumento si mise a parlare denunciando l'assassino della giovane.

giovedì 25 agosto 2011

1995 - 2011




Grazie per tutte le fusa che mi hai donato.

venerdì 11 febbraio 2011

ALBERO:

dal latino arbor e più anticamente arbos, da una radice sanscrita
urv nel senso di produrre, essere fecondo. Qualcun altro lo fa
derivare da altra radice sanscrita che ha il senso di innalzarsi, prosperare,
da cui deriva anche la voce “arduo”.
È il nome universale di tutte le piante che hanno un fusto dritto,
solitario, perenne, grosso, legnoso, il quale nella parte superiore si
espande in rami a forma di braccia, o in una chioma di fronde aperte.
fonte: Corpo Forestale



Sono sempre stata attratta dagli alberi, fin da piccola, per poi scoprire che è
comunque naturale nell'uomo avere una certa attrazione verso questi giganti.
Fin dall'antichità, infatti, l'uomo ha costruito attorno all'albero tutta il suo sostentamento sia a livello fisico che a livello spirituale. Questo essere vivente, con la sua generosità di frutti e di materiale da costruzione, con la sua ombra riparatrice, la sua altezza che si protrae verso il cielo dando l'impressione di sostenerlo, è diventato subito il simbolo del cosmo, se non la rappresentazione dell'uomo stesso che in lui si identifica attraverso un processo empatico.

Con il cambiamento radicale della struttura della società, però, questo legame albero-uomo è diventato via via sempre più flebile fino a far diventare l'albero una struttura qualunque all'interno delle città, quasi fosse un lampione, un segnale stradale o una qualsiasi decorazione inglobata nel cemento. La sua origine, la sua funzione, l'identità stessa dell'albero, viene completamente dimenticata, infondendomi un senso di tristezza ogni qualvolta questi fusti passano veloci attraverso il finestrino della macchina al di là del viale.

Ormai si sa che l'uomo ha perso contatto con la natura pur essendone propenso (e per questo motivo si circonda di surrogati che possano sostituire il vuoto che questo filo reciso ha lasciato), ma anche nei suoi tentativi di ripristinarlo, spesso dimentica gli alberi, ormai dati per scontato o meri strumenti per l'ossigenazione nelle soffocanti città e ombrelloni nei parchi costretti dal cemento.

Ma l'albero è molto di più di questo, è una creatura con una individualità propria, un essere che racchiude la nostra storia, che è lo specchio della nostra condizione*.
Allora, cerchiamo di guardarli con occhi più profondi quali meritano, senza fermarci alla superficie come troppo spesso oggi ci insegnano.

Ecco spiegato il motivo per cui la rappresentazione di un albero apre il blog: per ricordarmi di recuperare giorno per giorno questa mia vecchia passione che si è assopita con gli anni ma che intendo recuperare anche grazie alla scusa dell'esistenza di questa pagina web

* "(...)Per molto tempo l'uomo è vissuto in tale simbiosi con l'albero, protettore e responsabile della sua alimentazione, da avere l'impressione di derivare da lui la sua esistenza, da vedere nell'albero l'origine stessa dell'universo. (...)
Davanti all'albero che unisce due infiniti opposti, che congiunge le due profondità simmetriche e di senso contrario, l'impenetrabile materia sotterranea e tenebrosa e l'inaccessibile etere luminoso, l'uomo si mette a sognare. Se si appoggia al suo tronco, immobile e silenzioso come lui, si identifica con l'albero del quale gli sembra di percepire i movimenti interni".

Jacques Brosse- mitologia degli alberi